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postheadericon RICORDI, EMOZIONI, ORGOGLIO E IDENTITA' NELLA CERIMONIA DEL CENTENARIO

centenarioTrentaseimilacinquecentoventicinque giorni assieme. Gradisca e l'Itala - con le sue diverse incarnazioni - hanno festeggiato ieri un matrimonio lungo cent'anni. Un secolo, quello raccontato ieri al Nuovo Teatro Comunale della Fortezza, che non è solo la vicenda di un'associazione che oggi si chiama ISM Gradisca, ma di tutta una comunità. 

«Un'identità indissolubile fra una città e un'associazione: basti pensare a quanti presidenti sono stati anche amministratori pubblici, segno che l'Itala è stata un motore sportivo, sociale e culturale» commenta Franco Tommasini, dominus del Comitato per il Centenario. Una storia lunga e complessa, che suonerebbe retorico definire solamente d'amore. Perché dentro vi è di tutto. Si, l'amore, certamente, e tanto; ma anche successi clamorosi e brucianti sconfitte, crisi profonde e rinascite inaspettate, divisioni e fusioni, cambi di denominazione, lacrime di gioia e di frustrazione a volte così ravvicinate da non capirci più nulla.

 

E forse è questo il destino del club, perché - rubando una riuscita istantanea alla presidente di Fondazione Carigo Roberta Demartin -nel Dna del sodalizio c'è l'aver sempre saputo "andare oltre". Oltre le trincee ancora fumanti, quando nel 1919 un gruppo di giovani (primo presidente il poeta e insegnante Pino Odorico) ebbe la forza di reagire agli orrori della guerra; oltre le crisi degli anni Trenta e Cinquanta (fra le altre, vitali le gestioni del secondo dopoguerra di Ermacora Bressan, e quelle di Tacchini e Amedeo Marizza), quando dal cemento sono sbocciati un campione del mondo come "Ginut" Colaussi (a segno con una doppietta nella finale di Francia '38) e gli eroi della sezione basket (con i moschettieri azzurri Achille Canna, presente in sala, Oscar Zia, Ciro Zimolo e Sergio Macoratti) che su un campo all'aperto e in terra battuta sfiorarono lo scudetto fra i giganti in serie A nel 1951/52. E ancora, oltre i campanilismi e gli ideali politici (la sofferta, faticosa ma vincente fusione del '78 fra la socialista e "cittadina" Itala e la proletaria e "borghigiana" San Marco, con i presidenti Rozbowski e Paparella, cui 10 anni dopo si aggiungerà la sezione calcio della cattolica Torriana); oltre i confini comunali e regionali (i successi delle ere Bressan e Lorenzon, la nascita del Torneo internazionale di calcio Allievi). E infine,oltre l'umana ragione, con gli irripetibili successi dell'era moderna a guida Franco Bonanno, la cavalcata calcistica dall'Eccellenza alla serie C, terza forza regionale nel calcio dietro Udinese e Triestina, con un remoto angolo di Nordest che inizia a farsi conoscere grazie alle magie del brasiliano Neto Pereira. Ma Bonanno, quasi a scacciare la commozione, non cita i successi sportivi. «Sono orgoglioso delle strutture che ho lasciato alla città».

Oggi l'"oltre" dell'ISM si chiama resistere nel campionato di Promozione e a un nuovo momento di sacrifici. «Eppure qualcosa cova sotto la cenere di un fuoco recente che ci ha fatti ripartire quasi da zero» assicura l'attuale presidente Franco Tonon. Ma forse per comprendere cosa rappresenta questo sodalizio, non c'è immagine più commovente di quella utilizzata da Annamaria Marizza, figlia dell'ex presidente Amedeo. «A tavola eravamo sempre in cinque: papà e mamma, mia sorella, e l'Itala». L'augurio è che nelle case dei gradiscani possa essere ancora così. Per altri cent'anni almeno.

Il viaggio nella memoria è stato compiuto grazie al racconto di Paolo Bressan (anch'egli alla guida della società) attraverso le diverse presidenze, cui ha dato voce il conduttore Stefano Ceiner. Sul palco i dirigenti viventi e gli eredi di quelli che non ci sono piu'. Fra le autorità, il presidente nazionale Lnd Cosimo Sibilia, e i numeri 1 di Coni, Figc e Fip regionali: Brandolin, Canciani e Adami.

(Luigi Murciano per "Il Piccolo")

La galleria fotografica completa: 

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